Impact of empagliflozin as add-on to metformin vs metformin continuation on MASLD progression in type 2 diabetes: The IMAGIN Study
Abstract
Background and aim.
Metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease (MASLD) is the most frequent cause of chronic liver disease. The IMAGIN study compared the effect of adding empagliflozin to metformin against continuing metformin alone on the progression of MASLD in people with type 2 diabetes.
Methods.
This prospective, observational, single-centre study enrolled adults with type 2 diabetes already on metformin, naïve to SGLT2 inhibitors, with eGFR of at least 45 mL/min/1.73 m² and a diagnosis of MASLD. FibroScan with CAP measurement, biochemical tests and anthropometric evaluation were repeated at baseline, at 6 months and at 12 months. Eighty-eight patients were included, 47 in the control arm and 41 on combination therapy.
Results.
After twelve months the combination arm achieved significantly greater improvements in body mass index, ALT, HbA1c, CAP and liver stiffness (p < 0.05). Combination therapy was associated with markedly higher odds of steatosis improvement (OR 9.79; p < 0.001) and of fibrosis improvement (OR 5.31; p = 0.001). Changes in body mass index and HbA1c did not correlate with the improvement in CAP or liver stiffness, suggesting an effect that goes beyond weight and glycaemic control. An exploratory miRNA analysis on 17 patients suggested moderate inverse correlations between baseline miR-122 and steatosis improvement (r = -0.4820; p = 0.050) and between miR-21 and fibrosis improvement (r = -0.5410; p = 0.014).
Conclusions.
The association of empagliflozin and metformin improved liver parameters more effectively than metformin alone in patients with type 2 diabetes and MASLD. Baseline miR-122 and miR-21 may act as candidate biomarkers of steatosis and fibrosis response respectively.
Sintesi in italiano dello studio
La steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD) è oggi la prima causa di malattia epatica cronica e trova nel diabete di tipo 2 uno dei suoi terreni di crescita più fertili. Lo studio IMAGIN ha voluto verificare se aggiungere empagliflozin alla metformina, invece di proseguire con la sola metformina, modifichi il decorso del danno epatico.
Sono stati seguiti per dodici mesi 88 pazienti diabetici con MASLD, mai trattati in precedenza con inibitori di SGLT2: 41 hanno ricevuto la terapia di associazione e 47 hanno continuato la monoterapia. La valutazione, ripetuta a sei e dodici mesi, comprendeva FibroScan con misurazione del CAP per la steatosi e della stiffness per la fibrosi, oltre agli esami biochimici e ai parametri antropometrici.
A un anno il gruppo in terapia combinata mostrava miglioramenti significativamente maggiori di indice di massa corporea, ALT, emoglobina glicata, CAP e rigidità epatica. La probabilità di ottenere un miglioramento della steatosi era quasi dieci volte superiore e quella di migliorare la fibrosi oltre cinque volte superiore rispetto alla monoterapia. Un dato merita attenzione: le variazioni di peso e di emoglobina glicata non spiegavano il miglioramento epatico, il che suggerisce un’azione diretta del farmaco sul fegato e non un semplice effetto indiretto del calo ponderale o del controllo glicemico. Un’analisi esplorativa su un piccolo gruppo di pazienti ha inoltre indicato miR-122 e miR-21 come possibili marcatori predittivi di risposta.
Per il cardiologo il dato ha un valore che va oltre il fegato: MASLD e rischio cardiovascolare condividono meccanismi e prognosi, e un farmaco che agisce su entrambi i fronti rappresenta un’opportunità nella gestione integrata del paziente diabetico.
Autori
Articolo Completo
Cardiologo
Il Prof. Dottor Celestino Sardu Cardiologo, dal momento della sua presa in servizio, ha svolto attività di ricerca presso cattedra di Medicina Interna dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e in collaborazione con Centri esteri degli Stati Uniti d’ America (Tample University, Philadelphia; A. Einstein College of Medicine, NYC; Stanford University, Paolo Alto; USA)

