Si è concluso a Napoli il 3° Workshop su Dislipidemie e Malattie Endocrine, un importante appuntamento medico-scientifico dal titolo emblematico: “Una nuova era per l’ipercolesterolemia: una malattia sistemica multiorgano oltre il cuore”.
L’evento ha riunito i massimi esperti del settore per fare il punto sulle più recenti linee guida internazionali, in particolare quelle pubblicate dall’Endocrine Society. Oggi più che mai emerge la necessità di non considerare l’ipercolesterolemia come un fattore di rischio isolato o esclusivamente legato all’apparato cardiocircolatorio, bensì come una vera e propria patologia sistemica capace di influenzare e colpire molteplici organi.
Il Focus del Workshop: l’interconnessione tra Endocrinologia e Rischio Cardiovascolare
Le nuove evidenze scientifiche raccomandano di ampliare la lista delle patologie che potenziano il rischio cardiovascolare su base aterosclerotica. Tra queste, un ruolo di primo piano è occupato da alcune patologie endocrine (anche rare) come l’acromegalia, l’iperprolattinemia e l’ipotiroidismo.
Il messaggio chiave emerso dalle sessioni di lavoro è chiaro: è fondamentale valutare attentamente il profilo lipidico in tutti i pazienti affetti da patologie endocrine, impostando tempestivamente terapie efficaci per la riduzione dei livelli sierici dei lipidi. Questo cambio di paradigma impone un approccio terapeutico sempre più multidisciplinare, basato su una stretta e sinergica collaborazione tra diverse figure specialistiche, tra cui endocrinologi, internisti, diabetologi, cardiologi e cardiochirurghi.
Il contributo scientifico e clinico del Prof. Dott. Celestino Sardu
In questo contesto di forte integrazione specialistica si inserisce il prezioso contributo del Prof. Dott. Celestino Sardu, medico chirurgo specialista in Cardiologia e docente presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Avanzate dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.
La partecipazione del Prof. Sardu al workshop rappresenta un valore aggiunto per il dibattito scientifico, grazie alla sua consolidata esperienza di ricerca traslazionale e clinica. L’attività scientifica del Prof. Sardu si concentra da anni su tematiche cruciali che collegano il metabolismo, l’infiammazione e le malattie cardiovascolari, con particolare riferimento a:
Cardiomiopatie e disfunzioni cardiache ed epigenetiche: Lo studio dei meccanismi molecolari e cellulari che legano i disordini metabolici (come le alterazioni lipidiche e il diabete) al danno miocardico e allo scompenso cardiaco.
Inquinamento ambientale e salute cardiovascolare: In qualità di ricercatore attivo anche presso il Pollution and Cardiovascular Diseases Research Centre, il Prof. Sardu indaga attivamente come i fattori ambientali e i relativi stress ossidativi agiscano da acceleratori del rischio aterosclerotico, amplificando gli effetti delle dislipidemie.
Approccio terapeutico sartoriale (Medicina di Precisione): L’utilizzo di terapie innovative e la stratificazione del rischio nel paziente cardiometabolico, identificando i soggetti più esposti a eventi avversi attraverso l’analisi combinata del profilo lipidico, endocrino e dei dispositivi cardiaci impiantabili.
“Oggi non possiamo più curare il cuore ignorando il sistema endocrino, così come non possiamo trattare una dislipidemia senza valutare l’impatto degli ormoni e dell’ambiente circostante sul network vascolare”, spiega il Prof. Sardu. “La nuova era dell’ipercolesterolemia ci impone di superare i confini delle singole specializzazioni per offrire al paziente una cura personalizzata, predittiva e realmente sistemica”.
Attraverso la partecipazione a network di ricerca internazionali e a eventi di rilievo come questo workshop di Napoli, il Prof. Celestino Sardu continua a promuovere un’attività clinica d’eccellenza e una divulgazione scientifica rigorosa, orientata al futuro della cardiologia e della prevenzione cardiovascolare.
Cardiologo
Il Prof. Dottor Celestino Sardu Cardiologo, dal momento della sua presa in servizio, ha svolto attività di ricerca presso cattedra di Medicina Interna dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e in collaborazione con Centri esteri degli Stati Uniti d’ America (Tample University, Philadelphia; A. Einstein College of Medicine, NYC; Stanford University, Paolo Alto; USA)



