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L’evento scientifico ha approfondito l’importanza della multidisciplinarità e della sinergia tra specialisti e Medici di Medicina Generale nella gestione del paziente complesso.

 

Napoli, 13 Giugno 2026 – Si è svolto oggi a Napoli, presso lo Starhotels Terminus , il corso di aggiornamento professionale “Nel Cuore di Napoli”. L’incontro, che ha visto tra i membri della segreteria e dei responsabili scientifici il Prof. Celestino Sardu insieme ai dottori Franco Guarnaccia e Francesco Montanino , ha offerto un’importante occasione di confronto sulle ultime evidenze scientifiche relative alla prevenzione e alla cura del diabete, dello scompenso cardiaco e delle nefropatie.

Il valore della multidisciplinarità nella gestione delle comorbidità

Il punto di partenza del congresso è stata l’analisi della gestione clinica del paziente fragile. Spesso, a causa della coesistenza di più patologie nello stesso soggetto, i diversi specialisti tendono a intervenire con un approccio singolo e settoriale, anziché d’insieme. Il razionale del corso ha invece ribadito la necessità di superare questo approccio frammentato, incentivando il lavoro in team multidisciplinari e, soprattutto, un dialogo costante tra le strutture specialistiche territoriali e il Medico di Medicina Generale (MMG).

Il MMG rappresenta infatti la figura cardine per intercettare precocemente sul territorio le patologie croniche correlate e indirizzare il paziente verso i percorsi terapeutici più appropriati.

Il programma scientifico e i contributi della Faculty

La mattinata di lavori ha visto alternarsi sul podio i massimi esperti coinvolti nella gestione della rete clinica territoriale. Di seguito, la cronologia completa di tutti gli interventi scientifici che hanno animato il dibattito:

 

  • 09:40 – Presentazione ed obiettivi del corso – Relatore: Dott. Francesco Montanino.

  • 10:00 – Approccio generalista della gestione del paziente diabetico – Relatore: Dott. Francesco Montanino.

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    10:20 – Il medico di medicina generale e la medicina di iniziativa – Relatrice: Dott.ssa Francesca Sasso.

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    10:50 – La medicina di opportunità – Relatrice: Dott.ssa Barbara Savarese.

  • 11:20 – La gestione del paziente CRM: trattare prima trattare meglio. Cosa dicono le linee guida? – Relatrice: Dott.ssa Carmen Annunziata.

  • 11:50 – Prevenzione: SGLT2i e Statine – Relatore: Dott. Franco Guarnaccia.

  • 12:20 – Il paziente scompensato e la relazione rene/cuore – Relatore: Prof. Celestino Sardu.

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    12:50 – Discussione.

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    13:30 – Chiusura lavori.

Focus sull’interazione clinica tra rene e cuore

In questo contesto di forte integrazione specialistica si è inserito l’intervento del Prof. Dott. Celestino Sardu, medico chirurgo specialista in Cardiologia e docente presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Avanzate dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.

Attivo come cardiologo a Napoli per la diagnosi, prevenzione e trattamento delle malattie cardiovascolari, il Prof. Sardu unisce alla pratica clinica una consolidata attività accademica a livello nazionale e internazionale, che lo ha visto inserito nel 2025 nella prestigiosa classifica della Stanford University ed Elsevier tra i migliori scienziati al mondo (World’s Top 2% Scientists).

La sua relazione, intitolata per l’appunto “Il paziente scompensato e la relazione rene/cuore”, si è concentrata sulla complessa interazione fisiopatologica che caratterizza la sindrome cardio-renale, una condizione in cui il deterioramento funzionale di un organo influenza e accelera la progressione del danno dell’altro. Durante la sessione sono stati analizzati i meccanismi biologici alla base del danno d’organo bidirezionale, le strategie terapeutiche attuali e le novità farmacologiche mirate a garantire una protezione simultanea sia a livello cardiovascolare che renale, ponendo l’accento sull’importanza di una fenotipizzazione dettagliata del paziente per ottimizzare l’efficacia dei trattamenti.

I lavori si sono conclusi con la sessione di discussione interattiva tra la faculty e i partecipanti , confermando l’importanza di standardizzare sul territorio percorsi di cura sempre più integrati nell’interesse del paziente complesso.

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