Intra-plaque vascularization assessed in contrast-enhanced ultrasound predicts cardiovascular events in type 2 diabetes with no significant carotid atherosclerotic stenosis: a prospective study with therapeutic implications for SGLT2 inhibitor use
Abstract
Aims.
People with type 2 diabetes and no significant carotid stenosis are usually classified at moderate cardiovascular risk, yet some of them carry biologically active plaques. Intra-plaque vascularization (IPV), which can be visualised with contrast-enhanced ultrasound (CEUS), mirrors plaque vulnerability and might refine risk stratification. The study evaluated the prognostic weight of CEUS-derived IPV and the influence of SGLT2 inhibitors on outcomes and inflammatory markers.
Methods and results.
Two hundred and fifty-one asymptomatic patients with type 2 diabetes and carotid atherosclerosis causing less than 50% stenosis were followed prospectively for six years. IPV was quantified by CEUS and stratified into tertiles. The primary endpoint was the occurrence of major adverse cardiovascular events (cardiovascular death, non-fatal myocardial infarction, non-fatal stroke or hospitalisation for heart failure); secondary endpoints included changes in VEGF, IL-6 and TNF-α. Patients were additionally stratified according to chronic use of SGLT2 inhibitors. A high IPV was associated with a much higher event rate (32.5%) than a low IPV (7.4%), with a hazard ratio of 3.84 (95% CI: 1.89-7.78; p < 0.001). Patients on SGLT2 inhibitors experienced fewer events (12.1% vs 26.3%; p = 0.004), and the benefit was particularly evident in the high-IPV subgroup (23.1% vs 38.9%; HR 0.48; 95% CI: 0.25-0.91; p = 0.026). Treatment was also accompanied by significantly larger reductions of VEGF and IL-6 (p < 0.001 for both).
Conclusions.
Intra-plaque vascularization detected by contrast-enhanced ultrasound predicts cardiovascular events in patients with type 2 diabetes even in the absence of significant stenosis. SGLT2 inhibitors appear to reduce this risk by modulating plaque inflammation and angiogenesis. Combining CEUS with biomarker profiling may support personalised prevention strategies in diabetes.
Sintesi in italiano dello studio
Nel paziente diabetico con placche carotidee che non superano il 50% di stenosi la valutazione del rischio si ferma spesso al grado di restringimento del vaso. Questo studio prospettico, condotto su 251 pazienti asintomatici con diabete di tipo 2 e seguiti per sei anni, dimostra che il criterio è insufficiente: ciò che conta non è solo quanto la placca restringe, ma quanto è biologicamente attiva.
Lo strumento utilizzato è l’ecografia con mezzo di contrasto (CEUS), che permette di visualizzare la neovascolarizzazione all’interno della placca, cioè la rete di piccoli vasi che ne segnala l’instabilità. I pazienti con vascolarizzazione intra-placca elevata hanno presentato eventi cardiovascolari maggiori nel 32,5% dei casi contro il 7,4% di quelli con bassa vascolarizzazione, con un rischio quasi quadruplicato.
Il secondo risultato riguarda la terapia. I pazienti in trattamento cronico con inibitori di SGLT2 hanno avuto meno eventi (12,1% contro 26,3%) e il vantaggio è risultato particolarmente marcato proprio nel sottogruppo ad alta vascolarizzazione, dove il rischio si è ridotto di circa la metà. Parallelamente si è osservata una riduzione significativa di VEGF e IL-6, i mediatori dell’angiogenesi e dell’infiammazione, il che suggerisce un’azione diretta del farmaco sulla biologia della placca.
Dal punto di vista pratico, la CEUS carotidea affiancata al dosaggio dei biomarcatori può individuare, tra i pazienti diabetici apparentemente a rischio moderato, quelli che meritano un approccio preventivo più aggressivo.
Autori
Articolo Completo
Cardiologo
Il Prof. Dottor Celestino Sardu Cardiologo, dal momento della sua presa in servizio, ha svolto attività di ricerca presso cattedra di Medicina Interna dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e in collaborazione con Centri esteri degli Stati Uniti d’ America (Tample University, Philadelphia; A. Einstein College of Medicine, NYC; Stanford University, Paolo Alto; USA)
